sabato 14 novembre 2009

NO ALLA TESSERA DEL TIFOSO


"Siamo tifosi, non clienti". E' solo uno degli slogan che sono risuonati a piazza Bocca della Verita', a Roma, al termine del corteo organizzato da circa 300 tifoserie italiane per protestare contro la cosiddetta "tessera del tifoso" che dall'anno prossimo sara' obbligatoria per seguire la propria squadra in trasferta.
Una mattina a sfilare per le strade di Roma, portando all'esterno i canti e i cori che risuonano ogni domenica negli stadi. Gli ultras scesi oggi in piazza hanno sorpreso quanti si attendevano incidenti. Certo, non sono mancati cori ingiuriosi contro il ministro dell'Interno Roberto Maroni e contro le forze dell'ordine, i petardi ormai rari all'interno degli stadi (merito della disciplina che prevede multe salatissime per le societa' ospitanti), ma per il resto la manifestazione si e' svolta in maniera ordinata. Di piu': gli ultras sono rimasti "irregimentati" per tutta la durata del percorso, da piazza dell'Esquilino a Bocca della Verita', grazie al lavoro del servizio d'ordine predisposto dagli organizzatori e al quale hanno preso parte tifosi del Latina e del Viterbo. Societa' piccole, certo, ma che insieme ad altre come Gubbio, Recanati, Fermo, hanno portato in piazza la stragrande maggioranza dei tifosi presenti oggi. Tra i club piu' blasonati si sono fatti notare gli interisti e gli juventini (questi ultimi sono stati quelli a dare piu' filo da torcere al servizio d'ordine), mentre "giocavano in casa" laziali e romanisti, con i biancocelesti in netta maggioranza.
I cori dedicati a Gabriele Sandri, ricordato per tutto il corteo - 'Giustizia per Gabriele' e 'Gabriele uno di noi' - hanno portato la famiglia Sandri a scrivere un messaggio di ringraziamento letto in piazza Bocca della Verita' e seguito da un lunghissimo, commosso applauso. Cori, quasi al termine della manifestazione, anche per Stefano Cucchi, il ragazzo morto all'ospedale Sandro Pertini pochi giorni dopo il suo arresto: "Stefano, Stefano" ritmato dal battito di migliaia di mani e "Giustizia per Stefano" sono stati i cori dedicati al ragazzo di Torpignattara.
"Non si capisce perche' la tessera per entrare allo stadio debba essere ricaricabile e dotata di punti fedelta'", ha spiegato un organizzatore. "Noi siamo tifosi non clienti: la nostra fedelta' la dimostriamo ogni domenica andando allo stadio". "Ci vogliono utenti", ha ribadito Paolo Cento presente alla manifestazione, "espropriandoci del ruolo di protagonisti che svolgiamo allo stadio con la nostra passione".

giovedì 12 novembre 2009

Intitolato a Gabbo la pinetina del Belsito a P.della Vittoria


ROMA (11 novembre) - Sono trascorsi due anni dalla morte di Gabriele Sandri, il tifoso laziale ucciso nell'area di servizio A1 di Badia al Pino (Arezzo). Sandri fu colpito da un colpo di pistola sparato da un agente di polizia di Stato, Luigi Spaccarotella, condannato in primo grado a sei anni per omicidio colposo.

Oggi il fratello Cristiano ha parlato ai microfoni di CNRmedia riaffermando ciò che in questi due anni la famiglia del giovane ha sempre ribadito. «L'omicida di mio fratello ha sempre detto che non sapeva se si trattava di tifosi, persone che litigavano per motivi stradali, o altro. Collocare quella morte in ambiente da stadio ha fatto sì che molta gente con giudizi superficiali abbia potuto pensare che Gabriele se la fosse cercata. E per questo in qualche modo si è annacquata la responsabilità di chi ha commesso il reato. Riguardo il caso Cucchi, preferisco non parlarne. Posso solo dire che su Stefano Cucchi c'è un'inchiesta della magistratura in corso, ma anche in altri fatti di cronaca in cui sono imputati esponenti delle forze dell'ordine, questi vengono liquidati con troppa facilità con il solito discorso delle mele marce. Forse bisognerebbe iniziare a fare una conta».

La ricostruzione dell'omicidio. Era l'11 novembre 2007, domenica mattina. Alle 9, nell'area di servizio dell'A1 di Badia al Pino (Arezzo), il 26enne tifoso laziale Gabriele Sandri, che stava andando a Milano con degli amici per vedere Inter-Lazio, viene ucciso da un colpo di pistola. Il colpo viene sparato dalla carreggiata opposta, dall'agente della Polstrada Luigi Spaccarotella. Il proiettile centra Gabriele al collo, mentre è seduto sul sedile posteriore dell'auto. Lo sparo, dirà Spaccarotella, era per colpire le gomme del veicolo e fermarlo, visto che poco prima gli occupanti avevano dato vita a una piccola rissa con dei tifosi juventini.

L'agente della Polstrada è stato condannato a 6 anni per omicidio colposo il 14 luglio di quest'anno, con l'aggravante della colpa cosciente. Il pm di Arezzo, Giuseppe Ledda, aveva chiesto la condanna a 14 anni per omicidio volontario con dolo eventuale. «Faremo ricorso in appello» aveva preannunciato quel giorno, subito dopo la sentenza, il signor Giorgio Sandri, padre della vittima. La difesa del poliziotto lavora invece per una riduzione della pena: «Riteniamo che ci possa essere una riduzione della pena – afferma l'avvocato Francesco Molino, difensore di Spaccarotella - Non condividiamo alcune parti delle motivazioni. Chiederemo che il processo si svolga con il rito abbreviato, come abbiamo fatto in primo grado».

Oggi, in occasione del secondo anniversario della morte del tifoso laziale, è stato intitolato
“Gabriele Sandri ”la Pinetina del Belsito, nel parco della Vittoria, alla Balduina. Ad inauguarare la targa all'interno del parco, presenti la famiglia di Gabbo e il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. La famiglia Sandri attende «giustizia» dalla sentenza della Corte di assise di appello di Firenze: «Il 14 luglio, quando è uscita la sentenza, eravamo tutti delusi e sconcertati - ha detto il padre Giorgio - adesso ci rimbocchiamo le maniche e aspettiamo la sentenza di appello di Firenze, sperando che vi sia giustizia per Gabriele, per tutti noi e per i cittadini».

«Non vogliamo che l'imputato sia condannato ad 1 o 2 anni in più - ha aggiunto il fratello Cristiano - ma che siano accertati i fatti per come sono andati. Sparando contro l'autovettura l'imputato si è assunto il rischio di quello che faceva e quindi si tratta di omicidio volontario con dolo eventuale».

«Su Gabriele Sandri vogliamo verità e giustizia - ha detto Alemanno - perché non siamo soddisfatti delle sentenze che ci sono state fino a adesso. Anche per Cucchi è necessario avere giustizia, Roma non può chiudere gli occhi di fronte a nessuna violenza perpetrata a danno dei suoi cittadini».

mercoledì 11 novembre 2009

11-11-2007...11-11-2009...



CHI DIMENTICA è COMPLICE

martedì 10 novembre 2009

Pino Insegno: "Ci stiamo facendo male da soli..."


Reduce da una striscia record senza vittorie, la Lazio vive un momento difficilissimo, potendo contare su un cuscinetto di appena due punti sulla terzultima. Ora anche la parolina Serie B non è più tabù nelle conversazioni dei tifosi, ma piuttosto un timore concreto che invita tutti alla massima assunzione di responsabilità.

Se perfino un allegrone come il comico Pino Insegno, biancoceleste sfegatato, usa toni seri allora c'è davvero da preoccuparsi... "Ci stiamo facendo male da soli'. Io ho paura, questa squadra non vince più, Zarate segna a rimpiattino e si permette di zittire i tifosi, altro che gruppo unito e senso di appartenenza, qui si retrocede... E sarebbe un dramma, perchè noi non siamo la Juventus in cui tutti i più forti, da Buffon a Nedved fino a Del Piero decidono di restare. Noi siamo la Lazio, e nella malaugurata ipotesi di una retrocessione in Serie B temo che Zarate non rimarrebbe con noi. E con lui tutti gli altri...".

Insegno ha parole durissime verso Ballardini: "Ha commesso errori su errori, non è un allenatore da Lazio, è solo un aziendalista. Credo che questo sia il suo ultimo incarico, soprattutto se andrà in giudizio presentandosi davanti al Collegio Arbitrale per affermare che Pandev e Ledesma non gli servono... Ma lo spogliatoio che considerazioni potrà mai avere di quest'uomo? E' come se un regista di film andasse dal produttore e gli dicesse: De Niro e Dustin Hoffman non mi servono. Sulla panchina della Lazio serve un allenatore che non sia solo e soltanto un aziendalista. E' il momento di andare controtendenza e cambiare le carte in tavola. Io sceglierei Paolo Di Canio o Bruno Giordano. Serve un trascinatore, un uomo che conosca l'ambiente, le difficoltà, un uomo che sappia esaltare il senso di appartenenza a questo club. E soprattutto un tecnico che restituisca ai giocatori la voglia e il gusto del gioco".