mercoledì 25 gennaio 2012

Cisse vuole solo la Lazio, Auxerre alla finestra


ROMA – Sono passate 25 partite e un digiuno lungo quattro mesi e mezzo. Chissà che l’aria di San Siro non riesca a risvegliare Djibril Cisse. L’ex Leone Nero è finito in letargo. S’era visto quella notte del 9 settembre e poche altre volte. Da allora ha smesso di correre e di volare, il gol è diventato un’utopia, capace di farlo scivolare in una crisi profonda. Non riesce più a risollevarsi. Qualche segnale era riuscito a darlo dopo la sosta di Natale, ma l’esclusione di San Siro con l’Inter a beneficio di Rocchi, appena recuperato, è suonata come una bocciatura autentica. S’è visto dall’atteggiamento e dall’indolenza che ha messo nell’ultimo quarto d’ora, quando Reja lo ha mandato in campo nel tentativo di trovare il pareggio.

CEDIBILE – Cisse tornerà a giocare titolare domani sera in Coppa Italia con il Milan e potrebbe far coppia con Klose, che forse non lo sopporta più come prima. Reja non lo ha mai contestato, ne apprezza i comportamenti, ma la fiducia è scaduta ai minimi termini. E il rapporto con il ds Tare è diventato freddo, anzi di più, quasi gelido. Oggi la Lazio, se arrivasse un’offerta concreta, venderebbe Cisse. Ma prenderebbe in considerazione l’ipotesi di una cessione a titolo definitivo e non in prestito, considerando che fuori ci sono già Zarate, Floccari e Foggia. Difficile che oggi altri club si presentino con 6-7 milioni per il cartellino del francese.

SPAZI – Lunedì sera Cisse è intervenuto a RadioMonteCarlo e ha parlato a lungo, confidando le difficoltà del momento, la voglia di tornare protagonista, i suoi colloqui con Reja. «Sto bene perché vivo in una grande città e gioco in un grande club come la Lazio, siamo una buona squadra. Il Panathinaikos mi rimarrà sempre nel cuore, ma non sono dispiaciuto di aver fatto questa scelta. In Grecia ho vinto il campionato, ma per trovare un livello più probante con cui confrontarmi sono dovuto andare via» ha raccontato. Il calcio italiano, però, non ha ancora dimostrato di saperlo digerire. «Sono un combattente e non mollo anche se trovo delle difficoltà. Non è facile lasciare il segno quando si giocano 15-20 minuti, ma capita spesso se si cambia squadra. Ci vuole tempo per capire il metodo di gioco dei tuoi compagni e della serie A. Questo è un campionato molto tattico, tutte le squadre si chiudono, ero abituato a giocare con grandi spazi davanti a me, ma sto imparando, anche se è un po’ difficile».

POSIZIONE – Reja stava cercando di trovargli posto sulla fascia destra, dove trovava maggiore spazio per provare ad andare via in velocità. E da quella posizione aveva almeno tirato fuori degli assist. Cisse ha chiesto di tornare a giocare in area di rigore. Il suo rendimento non è migliorato, Klose si è dovuto sacrificare in alcune partite e alla fine Rocchi è diventato titolare, perché almeno lui segna. Incalzato sul suo lungo digiuno e sulla posizione in campo, ha spiegato: «Di questo ho parlato con Reja, ma centravanti gioca Klose, che è un attaccante straordinario. Non mi sento estraneo alla squadra e al progetto tecnico, ho firmato 8 assist e non credo siano pochi, va bene anche così». Il suo futuro resta avvolto nell’incertezza: continuando così, a giugno diventerebbe inevitabile l’addio. «In futuro, come ho detto, mi piacerebbe provare un’esperienza nella MLS perché adoro la cultura americana e vorrei imitare Henry. Un ritorno in Francia? Perché no.
Chiudere la carriera dove ho iniziato, cioè all’Auxerre, non sarebbe male».

Rassegna stampa a cura di Lazialità tratta da il Corriere dello Sport

1 commento:

La testa nel pallone ha detto...

Complimenti bel post